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Differenza tra pericolo, rischio e danno nella sicurezza sul lavoro

Lavoratori in tuta e con casco protettivo con cantiere sullo sfondo.

Pericolo, rischio e danno descrivono tre elementi distinti della salute e della sicurezza sul lavoro.

Il pericolo è una proprietà intrinseca di un fattore capace di causare danni; il rischio esprime la probabilità di raggiungere un livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o esposizione; il danno è la conseguenza negativa per la salute o l’integrità del lavoratore.

La distinzione è essenziale anche sul piano normativo. L’articolo 2 del D.Lgs. 81/2008 definisce pericolo e rischio collegando il primo al potenziale intrinseco del fattore e il secondo alle condizioni di impiego o esposizione.

Anche la guida ILO (International Labour Organization – Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di temi di lavoro e politica sociale) sulla gestione della salute e sicurezza sul lavoro distingue il potenziale insito di una fonte dalla possibilità che produca conseguenze nelle condizioni di lavoro.

Tenere distinti i tre concetti permette di leggere con chiarezza lo scenario lavorativo, senza confondere fonte, probabilità e conseguenza.

Qual è la differenza tra pericolo e rischio nel lavoro?

Pericolo e rischio osservano lo stesso scenario da due prospettive diverse.

Il primo descrive ciò che può nuocere per le proprie caratteristiche; il secondo esprime quanto sia probabile raggiungere un determinato livello di danno in quelle condizioni di lavoro.

Confronto con elenco puntato dettagliato tra pericolo e rischio.

Distinguere i due piani evita un errore frequente: chiamare “rischio” la fonte pericolosa.

Il pericolo: ciò che può causare un danno

Il pericolo riguarda una proprietà, qualità o caratteristica capace di provocare un danno.

La fonte che la possiede può essere, per esempio, una sostanza o una miscela corrosiva, l’energia elettrica, il rumore, un organo meccanico in movimento, un dislivello, un agente biologico o un fattore presente in una fase del processo produttivo.

Macchine, attrezzature, impianti e agenti fisici, chimici o biologici vanno quindi osservati per ciò che, nella loro natura o configurazione, può nuocere.

Questa caratteristica esiste anche se nessuno si è mai infortunato. Un organo mobile accessibile conserva il proprio potenziale lesivo dopo anni senza incidenti: l’assenza di precedenti non rende innocua la fonte.

Il rischio: la possibilità che il danno si verifichi

Il rischio entra in gioco quando la fonte viene collocata all’interno delle condizioni di lavoro.

Sulla probabilità incidono, secondo il caso, frequenza e durata dell’esposizione, intensità, possibilità di contatto, modalità operative, caratteristiche dell’ambiente e misure di sicurezza già presenti.

Ecco per quale ragione, a un medesimo pericolo possono corrispondere livelli di rischio differenti.

Immaginiamo una sostanza corrosiva: la sua proprietà non cambia. Lo scenario, invece, sì.

In un sistema sigillato la possibilità di contatto è molto diversa rispetto a un travaso manuale a contenitore aperto. Il rischio varia quindi con l’esposizione e le modalità operative.

Anche organizzazione, carichi, turni e relazioni possono incidere: nella guida ai rischi trasversali sul lavoro approfondiamo questi fattori.

Che cos’è il danno e come si collega a pericolo e rischio?

Quando si parla di danno l’attenzione si sposta dalla fonte e dalla probabilità alle conseguenze per la persona.

È il terzo tassello necessario per leggere con la precisione dovuta una situazione lavorativa: sapere che qualcosa può nuocere e stimare il rischio associato serve a comprendere quali effetti possono derivarne se l’evento lesivo si verifica.

Dal pericolo al danno: esposizione ed evento

Su una macchina, un organo meccanico in movimento accessibile è una fonte di pericolo; una pulizia eseguita in prossimità della zona operativa crea la condizione di esposizione; la mano che entra nella zona di movimento è l’evento; lo schiacciamento è il danno.

La sequenza si legge così: pericoloesposizione o condizione operativaeventodanno.

Nella catena il rischio occupa un piano diverso dagli anelli materiali: esprime, prima dell’accadimento, la probabilità di raggiungere in quello scenario un determinato livello potenziale di danno.

È quindi più preciso dire che il lavoratore è esposto a una fonte di pericolo e che si valuta il rischio associato: in tal modo rimangono distinti l’elemento potenzialmente dannoso e la dimensione probabilistica.

Danno potenziale, danno effettivo e gravità del danno

Il D.Lgs. 81/2008 definisce espressamente pericolo e rischio; nell’art. 2, per il danno, usa l’espressione “livello potenziale di danno”.

Per spiegare il rapporto possiamo usare due etichette, diverse dalle definizioni normative: danno potenziale, cioè la conseguenza considerata prima che si verifichi, e danno effettivo, cioè quella concretamente verificatasi.

La gravità descrive invece la severità dell’esito: un’ustione superficiale e una profonda appartengono alla stessa famiglia di lesioni, ma hanno gravità diversa.

Anche il tempo di manifestazione cambia.

L’INAIL segnala che l’esposizione prolungata a livelli significativi di rumore sul lavoro può ridurre in modo permanente la capacità uditiva. L’ipoacusia considerata come possibile esito è un danno potenziale; una perdita uditiva diagnosticata e riconducibile all’esposizione è un danno effettivo.

Ferite, fratture e ustioni possono comparire subito; altri effetti, come l’ipoacusia e diverse malattie professionali, possono emergere progressivamente.

Esempi di pericolo, rischio e danno sul lavoro

La tabella mette fianco a fianco gli elementi da distinguere in cinque situazioni di lavoro.

Leggila per righe: ogni riga descrive un solo scenario.

La colonna “pericolo” indica la fonte; “esposizione o condizione” descrive il rapporto con il lavoratore; “rischio” esprime la possibilità di raggiungere un esito lesivo; “danno possibile” mostra la conseguenza.

Tabella riepilogativa di scenari con relativi pericoli, rischi e danni.

Dal confronto emergono due errori comuni.

Il primo è chiamare “rischio” ciò che in realtà è la fonte pericolosa: una parte attiva in tensione, per esempio, è il pericolo; il contatto è l’evento che può innescare il danno.

Il secondo è trattare evento e conseguenza come sinonimi: una caduta è l’evento. Una frattura, invece, è uno dei possibili esiti.

Anche il tempo gioca un ruolo significativo: un trauma può manifestare conseguenze immediate ma un’ipoacusia da rumore può svilupparsi progressivamente nel tempo.

Perché distinguere pericolo, rischio e danno nella valutazione dei rischi?

Distinguere i tre concetti rende la valutazione più leggibile e operativa: consente di individuare le fonti di pericolo, capire chi è esposto, ipotizzare eventi ed effetti, stimare i rischi e scegliere misure coerenti con lo scenario. È il percorso che emerge sia dalle procedure standardizzate del Ministero del Lavoro sia da OiRA di EU-OSHA: identificazione, valutazione, misure e documentazione. La stessa logica aiuta a capire come si costruisce e quando si aggiorna il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), che deve aderire alle attività e alle condizioni di lavoro effettive.

Per applicare questi concetti in azienda, CSLW offre un servizio di redazione e aggiornamento del DVR: la pagina indica costi, cosa comprende e modalità di preventivo.

Approfondimenti
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