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Rischi trasversali sul lavoro: cosa sono, esempi e valutazione nel DVR

Lavoratrice affaticata alla scrivania tra pile di documenti e laptop.

Nei luoghi di lavoro esistono rischi immediatamente riconoscibili, legati a macchine, impianti, sostanze, spazi, rumore o condizioni ambientali.

Accanto a questi fattori agiscono elementi meno visibili, collegati a organizzazione delle mansioni, relazioni interne, strumenti, carichi, turni, responsabilità e condizioni operative quotidiane. Sono i rischi trasversali sul lavoro: aspetti che possono incidere sulla salute e sulla sicurezza quando il rapporto tra persona, attività e contesto lavorativo presenta criticità.

Questa guida ti aiuta a capire cosa sono, quali sono, come distinguerli dagli altri rischi professionali e come considerarli nel Documento di valutazione dei rischi.

Cosa sono i rischi trasversali sul lavoro

I rischi trasversali emergono dall’interazione fra persone, compiti, strumenti, ambiente e organizzazione del lavoro.
La storica classificazione tecnico-prevenzionistica ISPESL li presenta come “trasversali o organizzativi”; per chiarezza, qui useremo “organizzativi” quando la criticità riguarda in modo specifico pianificazione, tempi, ruoli e coordinamento.
Carichi, turni, responsabilità, comunicazione, istruzioni e condizioni operative possono incidere sulla salute e sulla sicurezza. Il rischio va osservato nel rapporto concreto fra mansione e contesto aziendale: può favorire affaticamento, calo dell’attenzione, errori o difficoltà relazionali.
Talvolta si incontra anche l’espressione “rischi collaterali trasversali”; nel lessico tecnico resta preferibile “rischi trasversali”.

Rischi per la sicurezza, rischi per la salute e rischi trasversali: differenze

Prima di distinguere le principali tipologie di rischio sul lavoro è utile chiarire due concetti spesso confusi: pericolo e rischio.

Il pericolo è la proprietà o qualità intrinseca di un fattore capace di causare danni. Il rischio esprime la probabilità che quel potenziale si traduca in un danno nelle concrete condizioni di impiego o esposizione.

Tabella con tre tipologie di rischio: per la sicurezza, per la salute e trasversali.

I rischi per la sicurezza hanno natura infortunistica e riguardano situazioni che possono determinare eventi traumatici, come cadute, urti, schiacciamenti, contatti elettrici o ustioni. I rischi per la salute, o igienico-ambientali, derivano soprattutto dall’esposizione ad agenti chimici, fisici o biologici e possono produrre effetti acuti oppure manifestarsi nel tempo.

I rischi trasversali riguardano l’interazione fra persone, compiti, strumenti e organizzazione. Possono generare criticità proprie o amplificare rischi già presenti.

L’espressione “rischi infortunistici” identifica dunque i rischi per la sicurezza.

Quali sono i rischi trasversali: cause ed esempi

Per orientare l’analisi si può usare la griglia tecnico-prevenzionistica ISPESL, articolata in quattro aree:

  • organizzazione del lavoro;
  • fattori psicologici, oggi spesso inquadrati nell’area dei rischi psicosociali;
  • fattori ergonomici;
  • condizioni di lavoro difficili.

È una griglia orientativa e aperta: i fattori possono sovrapporsi e vanno valutati in rapporto alle attività e alle condizioni effettive.

Schema a quattro quadranti: organizzazione, fattori psicologici, ergonomia e condizioni difficili.

Organizzazione del lavoro

I rischi trasversali legati all’organizzazione del lavoro dipendono da come attività, tempi, ruoli e responsabilità vengono pianificati. Il punto centrale è capire se il lavoro è distribuito in modo chiaro, sostenibile e controllabile.

Rientrano in questa area, ad esempio:

  • turnazioni gravose, lavoro notturno o lavoro in continuo, da valutare in rapporto a durata, riposi e rotazioni;
  • carichi di lavoro squilibrati, picchi prolungati e urgenze frequenti;
  • lavoro ripetitivo o mansioni di controllo con vigilanza costante;
  • responsabilità poco definite, sovrapposte o concentrate su poche figure;
  • attività di manutenzione o gestione delle emergenze organizzate con tempi, procedure o responsabilità poco chiari.

Il lavoro al videoterminale e la movimentazione manuale dei carichi possono intrecciarsi con questi fattori organizzativi, soprattutto per quanto riguarda pause, rotazioni, tempi e carichi. Restano comunque soggetti alle rispettive valutazioni specifiche previste dal D.Lgs. 81/2008.

In questi casi il rischio nasce dal modo in cui il lavoro viene strutturato. Anche una mansione ordinaria può diventare più critica quando tempi, compiti e responsabilità favoriscono affaticamento, distrazione, errori o difficoltà operative.

Fattori psicosociali: stress lavoro-correlato e burnout

I fattori psicosociali riguardano organizzazione, ruoli, relazioni, comunicazione e clima di lavoro.

Ne sono esempi:

  • carichi e ritmi eccessivi, scadenze continue o scarsa autonomia;
  • isolamento, lavoro solitario e forte monotonia;
  • ambiguità o conflitto di ruolo, responsabilità sproporzionate alle risorse disponibili;
  • relazioni difficili, scarso sostegno e ridotto coinvolgimento;
  • molestie, violenze o aggressioni, anche da parte di utenti e clienti, quando prevedibili nel contesto operativo.

L’art. 28 del D.Lgs. 81/08 richiede di valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato. Il burnout rappresenta una possibile conseguenza dello stress cronico sul lavoro gestito in modo inefficace; la valutazione resta centrata sui fattori organizzativi e psicosociali che possono favorirlo.

Barra progressiva dal carico ordinario al burnout passando per tensione e stress lavoro-correlato.

Fattori ergonomici

I fattori ergonomici riguardano il rapporto tra persona, strumenti, postazione, ambiente, istruzioni e procedure. L’ergonomia, in questo senso, va letta anche come progettazione del lavoro: attività, mezzi e informazioni devono essere comprensibili, sicuri e sostenibili.

Possono rientrare tra i rischi trasversali di natura ergonomica:

  • strumenti, macchine o software difficili da usare;
  • istruzioni incomplete, poco chiare o difficili da consultare;
  • postazioni non adeguate al compito da svolgere;
  • procedure complicate, ridondanti o poco coerenti con gli strumenti disponibili;
  • formazione insufficiente sull’uso corretto di attrezzature, dispositivi o applicativi.

Il rischio può aumentare quando carenze di strumenti, informazioni o procedure richiedono al lavoratore più attenzione, memoria o sforzo del necessario. Migliorare questi elementi può ridurre il carico fisico e mentale e rendere l’attività più sicura.

Condizioni di lavoro difficili

Le condizioni di lavoro difficili comprendono contesti che aumentano fatica, complessità o richiesta di attenzione.

Nella classificazione ISPESL rientrano, fra gli esempi:

  • lavoro con animali;
  • attività in atmosfere a pressione superiore o inferiore a quella normale;
  • condizioni climatiche esasperate, come caldo o freddo estremi;
  • lavoro in acqua, in superficie o in immersione.

Ciascun caso richiede la valutazione specifica dei pericoli presenti, compresi stress termico, rischi connessi alla pressione e rischio di annegamento. Per il caldo, l’INL ha ribadito nel luglio 2026 che il DVR deve considerare il rischio specifico e prevedere adeguate misure di mitigazione.

Rischi trasversali nel DVR: valutazione, prevenzione e formazione

I fattori trasversali presenti devono essere considerati nella valutazione dei rischi e documentati nel DVR in relazione alle mansioni e alle condizioni effettive di lavoro.

Per gestirli in modo corretto, il datore di lavoro deve ricondurli a situazioni concrete: mansioni, reparti, gruppi di lavoratori esposti, turni, ruoli, strumenti, procedure e condizioni operative.

Il datore di lavoro effettua la valutazione in collaborazione con l’RSPP e, nei casi previsti, con il medico competente, previa consultazione dell’RLS o dell’RLST.

Nella valutazione vanno considerate anche le condizioni che possono modificare esposizione o tutela, fra cui gravidanza, differenze di genere, età, provenienza da altri Paesi e tipologia contrattuale.

Cinque fasi per integrare i rischi trasversali nel DVR: individuare, collegare, valutare, associare, monitorare.

La valutazione può essere sintetizzata in cinque passaggi:

  1. individuare i fattori organizzativi, psicosociali ed ergonomici e le condizioni di lavoro difficili presenti in azienda;
  2. collegarli alle mansioni, ai reparti o ai gruppi di lavoratori interessati;
  3. valutarli in base alle condizioni effettive di svolgimento dell’attività e documentarne gli esiti nel DVR;
  4. associare ogni rischio a misure di prevenzione e protezione adeguate;
  5. monitorarli nel tempo, soprattutto quando cambiano attività, processi o organizzazione.

Le misure possono riguardare, ad esempio:

  • una distribuzione più chiara di turni, carichi e responsabilità;
  • il miglioramento di strumenti, postazioni, istruzioni e procedure;
  • l’informazione e la formazione dei lavoratori;

Modifiche significative del processo produttivo o dell’organizzazione, evoluzioni della tecnica, della prevenzione o della protezione, infortuni significativi e risultati della sorveglianza sanitaria che ne evidenzino la necessità richiedono la rielaborazione della valutazione. Nei casi previsti dall’art. 29 del D.Lgs. 81/2008, il DVR va rielaborato entro 30 giorni; le misure di prevenzione devono essere aggiornate subito e comunicate all’RLS o all’RLST.

La formazione aiuta lavoratori e preposti a comprendere procedure, responsabilità e segnali di criticità, all’interno di un sistema che comprende organizzazione, misure tecniche e monitoraggio. La formazione dei preposti sostiene in modo specifico vigilanza, comunicazione e segnalazione delle condizioni operative pericolose.

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