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DPI: cosa sono, categorie e obblighi nella sicurezza sul lavoro

Lavoratore in tuta che tiene un casco protettivo giallo sotto il braccio.

I DPI, acronimo di Dispositivi di Protezione Individuale, sono attrezzature, complementi o accessori indossati o tenuti dal lavoratore per proteggersi da uno o più rischi per la salute e la sicurezza durante l’attività lavorativa.

Sono vere e proprie dotazioni di sicurezza personale che devono essere scelte con criterio, usate nel modo corretto e mantenute efficienti nel tempo.

Nei prossimi paragrafi andremo ad approfondire aspetti come:

  • definizione normativa,
  • categorie,
  • obblighi,
  • scelta,
  • consegna,
  • manutenzione,
  • scadenza,
  • formazione,
  • addestramento.

Analizzeremo ogni aspetto con un taglio pragmatico per capire quando e in quali contesti i DPI servono e come gestirli correttamente in azienda.

Lavoratore con gilet ad alta visibilità e sette icone dei principali DPI.

Nota: in questa guida, DPI indica i Dispositivi di Protezione Individuale nella sicurezza sul lavoro, non i DPI di mouse, immagini o stampa.

Cosa sono i DPI e a cosa servono sul lavoro

I Dispositivi di Protezione Individuale sono attrezzature ed equipaggiamenti pensati per proteggere il singolo lavoratore dai rischi specifici presenti durante l’attività lavorativa.

Agiscono come una protezione personale, collegata alla mansione, all’ambiente operativo e alla parte del corpo esposta al pericolo.

Definizione di DPI secondo il D.Lgs. 81/2008

La definizione di DPI è contenuta nell’art. 74 del D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro.

La norma soppesa qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore per proteggerlo da rischi che possono comprometterne sicurezza o salute durante il lavoro.

Nella definizione rientrano anche complementi e accessori destinati alla stessa funzione protettiva.

Semplificando, un DPI è ciò che il lavoratore indossa o porta con sé per proteggersi da un rischio professionale: un elmetto, un guanto, una visiera, un respiratore, una calzatura di sicurezza o un sistema anticaduta, quando servono a proteggere da un pericolo individuato preliminarmente nella valutazione dei rischi.

A cosa servono i DPI nella sicurezza sul lavoro

I DPI servono a ridurre l’esposizione del lavoratore ai pericoli che, nella pratica quotidiana, possono trasformarsi in tagli, urti, ustioni, cadute, contaminazioni o danni alla salute.

A seconda della mansione possono contribuire a proteggere da rischi meccanici, fisici, chimici, biologici, termici, elettrici o legati alla caduta dall’alto, come:

  • urti, schiacciamenti e tagli;
  • abrasioni, perforazioni e contatto con superfici pericolose;
  • cadute dall’alto;
  • rumore e vibrazioni;
  • polveri, fumi, aerosol e schizzi;
  • sostanze chimiche e materiali aggressivi;
  • agenti biologici come virus, batteri o muffe;
  • calore, freddo e temperature estreme;
  • rischio elettrico, folgorazione e arco elettrico.

Un DPI, quindi, protegge la persona esposta al rischio durante il lavoro sulla base del legame tra dispositivo, pericolo potenziale, mansione svolta e condizioni d’uso.

Elmetto, guanti, occhiali, maschera, gilet e calzature disposti su un piano.

Quando si usano i DPI: rischio residuo, DVR e protezione collettiva

I DPI subentrano dentro una logica ben inquadrata di prevenzione, spesso descritta come gerarchia delle misure di sicurezza: prima si prova ad agire sul rischio alla fonte, sull’organizzazione del lavoro o sull’ambiente.

Si valutano quindi soluzioni tecniche, procedure più sicure e protezioni collettive. Quando, nonostante queste misure, persiste una quota di pericolo, si parla di rischio residuo.

Il passaggio va formalizzato nel DVR: la protezione personale deve nascere dalla valutazione dei rischi nel DVR aziendale ed essere coerente con la mansione svolta, la durata dell’esposizione e le condizioni operative.

I DPI sono obbligatori quando il rischio non è eliminabile con altre misure

I DPI diventano necessari quando, dopo misure tecniche, protezioni collettive o interventi sull’organizzazione del lavoro, il rischio per la salute o la sicurezza del lavoratore non può essere evitato o ridotto in modo sufficiente.

Questa quota di pericolo residuo deve emergere all’interno del DVR e va collegata alla mansione, all’ambiente di lavoro e alla durata dell’esposizione.

A titolo esemplificativo, se una lavorazione produce polveri, l’azienda deve prima cercare di ridurle alla fonte, usando sistemi di aspirazione, ventilazione o separando l’area in cui si genera la polvere.

Se, nonostante queste misure, il lavoratore continua a respirarne una parte durante l’attività, può diventare necessario un DPI per le vie respiratorie, scelto in base al tipo di polvere, alla concentrazione e al tempo di esposizione.

DPI e dispositivi di protezione collettiva: differenza pratica

La differenza riguarda il raggio di protezione.

I dispositivi di protezione collettiva, o DPC, proteggono più lavoratori o rendono più sicura un’area.

I DPI proteggono invece il singolo lavoratore che li indossa o li tiene con sé durante la mansione.

Confronto tra protezione collettiva e individuale per esempi, destinatari e contesti.

Quali dispositivi non sono considerati DPI

Non tutto ciò che un lavoratore indossa durante il turno è automaticamente un DPI.

A fare la differenza è la funzione protettiva: l’indumento, l’accessorio o l’attrezzatura devono servire a proteggere la sicurezza o la salute da un rischio specifico collegato alla mansione e individuato nella valutazione dei rischi.

Indumenti ordinari, uniformi e attrezzature escluse

L’art. 74 del D.Lgs. 81/2008 elenca ciò che, ai fini del Testo Unico, non costituisce DPI.

Una divisa, un capo da lavoro o uno strumento possono essere utili all’organizzazione, all’igiene o al riconoscimento del ruolo ma restano fuori dalla protezione individuale quando non sono destinati a difendere il lavoratore da un rischio professionale preciso.

Nella tabella sottostante facciamo una serie di esempi pratici di cosa non è un DPI.

Tabella con otto categorie di indumenti e attrezzature esclusi dalla definizione di DPI.

Quando un indumento da lavoro può diventare DPI

Una divisa ordinaria non diventa DPI solo perché viene indossata in azienda.

Un grembiule usato in cucina per non macchiare i vestiti resta un indumento ordinario. Un grembiule antitaglio o termoresistente, scelto per proteggere da lame, calore o schizzi d’olio, entra invece nell’area dei DPI.

Lo stesso vale per un capo ad alta visibilità: una giacca comune ripara dal freddo; un indumento ad alta visibilità protegge dal rischio di essere investiti perché rende il lavoratore più riconoscibile in cantiere, su strada o vicino a mezzi in movimento.

Questo punto è diventato ancora più importante dopo le modifiche introdotte dal D.L. 159/2025 all’art. 77 del D.Lgs. 81/2008, poi richiamate anche dalla Circolare INL n. 1/2026.

Quando specifici indumenti di lavoro assumono la caratteristica di DPI, devono essere individuati attraverso la valutazione dei rischi.

Una giacca ad alta visibilità, un capo termico usato in celle frigorifere o un indumento resistente a calore, taglio o agenti chimici non vanno trattati come semplice vestiario se servono a proteggere da un rischio professionale.

In questi casi il datore di lavoro deve garantirne efficienza, igiene, manutenzione, riparazione e sostituzione secondo le indicazioni del fabbricante.

Normativa DPI: D.Lgs. 81/2008, Regolamento UE 2016/425 e conformità

La normativa sui DPI si muove su due piani distinti.

Da una parte c’è il D.Lgs. 81/2008 che riguarda l’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale nei luoghi di lavoro: quando servono, chi li sceglie, chi li fornisce, come vanno usati e mantenuti.

Dall’altra c’è il Regolamento UE 2016/425, applicabile dal 21 aprile 2018, che guarda al DPI come prodotto: progettazione, fabbricazione, requisiti essenziali, categorie di rischio, conformità e immissione sul mercato europeo.

Gli articoli del Testo Unico Sicurezza dedicati ai DPI

Nel D.Lgs. 81/2008 i DPI sono trattati nel Titolo III, Capo II, dagli articoli 74-79.

Questo gruppo di articoli definisce il perimetro della protezione individuale in azienda: cosa è un DPI, quando si usa, quali requisiti deve rispettare e quali comportamenti sono richiesti a datore di lavoro e lavoratori.

Sei schede riassuntive degli articoli 74-79 del D.Lgs. 81/2008 sui DPI.

Regolamento UE 2016/425: progettazione, categorie e mercato europeo

Il Regolamento UE 2016/425 considera i DPI come prodotti destinati a circolare nel mercato europeo. Stabilisce i requisiti essenziali di salute e sicurezza, la classificazione in categorie di rischio e le procedure di valutazione della conformità.

Ha sostituito la precedente Direttiva 89/686/CEE e si applica ai DPI immessi sul mercato europeo dal 21 aprile 2018.

Marcatura CE, dichiarazione di conformità e istruzioni d’uso

Un DPI conforme deve essere riconoscibile anche dalla documentazione che lo accompagna.

La marcatura CE indica che il dispositivo è stato immesso sul mercato secondo le regole europee applicabili e che il fabbricante si assume la responsabilità della sua conformità.

Dettaglio della marcatura CE sull'etichetta di una mascherina FFP2.

La dichiarazione UE di conformità e le istruzioni d’uso aiutano invece a capire per quali rischi il DPI è previsto, come va utilizzato e quali limiti devono essere rispettati.

Cosa controllare prima di consegnare un DPI

  • presenza della marcatura CE, apposta sul DPI in modo visibile, leggibile e indelebile oppure, quando non possibile, sull’imballaggio o sui documenti di accompagnamento;
  • disponibilità della dichiarazione UE di conformità o dell’indirizzo web dove consultarla;
  • nota informativa o istruzioni d’uso in italiano e comprensibili per il lavoratore;
  • indicazione dei rischi dai quali il DPI protegge;
  • limiti d’impiego, avvertenze e usi non previsti;
  • modalità di indosso, regolazione e utilizzo;
  • indicazioni su pulizia, manutenzione e conservazione;
  • eventuale durata, scadenza o criteri di sostituzione indicati dal fabbricante;
  • dati utili a identificare prodotto, fabbricante e modello.

Requisiti dei DPI: ergonomia, compatibilità e adeguatezza al rischio

La conformità formale è il punto di partenza; l’idoneità si misura durante il lavoro.

Un DPI può essere conforme eppure risultare inadatto se protegge dal rischio sbagliato, calza male, limita i movimenti necessari o interferisce con altri dispositivi usati all’interno della stessa mansione.

Quali requisiti devono rispettare i DPI

Un DPI idoneo deve essere conforme al Regolamento UE 2016/425 e, sul piano operativo, rispondere a requisiti pratici legati al rischio, all’ambiente e alla persona che lo utilizza.

In particolare deve:

  • essere adeguato al rischio da prevenire;
  • evitare di introdurre un rischio maggiore durante l’uso;
  • essere adatto alle condizioni presenti nel luogo di lavoro;
  • tenere conto delle esigenze ergonomiche del lavoratore;
  • rispettare eventuali esigenze di salute o limitazioni individuali;
  • potersi adattare all’utilizzatore, anche tramite taglie e regolazioni corrette;
  • restare efficace quando viene usato insieme ad altri DPI.

Sostanzialmente il dispositivo deve proteggere senza diventare un intralcio operativo.

Uso simultaneo di più DPI: perché devono essere compatibili

Capita in svariati contesti operativi che una mansione esponga a più rischi. Da ciò ne consegue l’opportunità di usare diversi DPI nello stesso momento.

Quattro combinazioni di DPI usati insieme con avviso di compatibilità.

In questi casi i dispositivi devono funzionare insieme senza che uno comprometta l’efficacia dell’altro.

Esempi di incompatibilità da valutare prima dell’uso

Alcuni DPI, se indossati insieme, possono interferire tra loro e ridurre l’efficacia della protezione. Ecco alcune combinazioni che richiedono particolare attenzione.

  • Casco e cuffie antirumore: una calzata scorretta può ridurre l’aderenza delle cuffie.
  • Occhiali e respiratore: le stanghette possono disturbare la tenuta del facciale.
  • Visiera e maschera: l’ingombro può limitare chiusura, visibilità o respirazione.
  • Imbracatura e indumenti protettivi: uno spessore eccessivo può ostacolare regolazione e posizionamento.
  • Guanti e attrezzature manuali: una presa ridotta può compromettere controllo e precisione.

La verifica va fatta con i DPI indossati simultaneamente, nelle condizioni più vicine possibile al lavoro reale.

Come verificare che un DPI sia adatto alla mansione

Per valutare l’idoneità di un DPI conviene partire da domande semplici e operative.

In questa fase può essere utile il ruolo del RSPP nella sicurezza sul lavoro, soprattutto per il confronto tra rischio, prestazioni dichiarate e condizioni d’uso.

  1. Quale rischio deve controllare: meccanico, chimico, biologico, elettrico, termico, acustico?
  2. Quanto dura l’esposizione e con quale frequenza si ripete?
  3. L’ambiente presenta calore, freddo, umidità, polveri, spazi ristretti o scarsa visibilità?
  4. La taglia è corretta e il dispositivo resta stabile durante i movimenti?
  5. Il lavoratore riesce a indossarlo per il tempo necessario senza fastidi eccessivi?
  6. È compatibile con gli altri DPI previsti per la stessa mansione?
  7. Le istruzioni del fabbricante confermano limiti d’impiego, modalità d’uso e prestazioni dichiarate?
  8. Il livello di protezione indicato è coerente con il rischio individuato?

Categorie DPI: prima, seconda e terza categoria

Il Regolamento UE 2016/425 classifica i DPI in tre categorie in base alla gravità del rischio da cui devono proteggere.

La categoria I riguarda rischi minimi, la categoria II copre i rischi intermedi mentre la categoria III comprende rischi molto gravi, capaci di causare morte o danni irreversibili alla salute.

È qui che l’attenzione deve salire di livello. Vediamo insieme alcune specifiche con esempi pratici.

Tabella delle tre categorie DPI con livello di rischio ed esempi indicativi.

DPI di prima categoria: rischi minimi

I DPI di prima categoria proteggono esclusivamente da rischi minimi.

Rientrano in questa fascia, ad esempio, dispositivi destinati a proteggere da lesioni meccaniche superficiali, contatto con prodotti per la pulizia poco aggressivi o contatto prolungato con acqua, superfici calde fino a 50 °C, lesioni oculari dovute alla luce del sole e condizioni atmosferiche non estreme.

Sono dispositivi per situazioni a bassa intensità di rischio.

DPI di seconda categoria: rischi intermedi

I DPI di seconda categoria comprendono i dispositivi che si collocano in una fascia intermedia: riguardano rischi più rilevanti dei rischi minimi, ma non tali da esporre a morte o danni irreversibili alla salute come nel caso della categoria successiva.

Alcuni elmetti, occhiali di protezione, guanti o calzature possono rientrare in questa categoria.

DPI di terza categoria: rischi gravi, mortali o irreversibili

I DPI di terza categoria proteggono da rischi che possono provocare morte o danni irreversibili alla salute.

Includono dispositivi destinati a proteggere da cadute dall’alto, sostanze e miscele pericolose, atmosfere con carenza di ossigeno, agenti biologici nocivi, radiazioni ionizzanti, rischio elettrico, temperature estreme, getti ad alta pressione e rumore nocivo.

In questa categoria rientrano, a seconda del rischio e della certificazione, molti APVR, dispositivi anticaduta, guanti dielettrici, indumenti per agenti biologici nocivi e otoprotettori.

Proprio per la gravità dei rischi coinvolti, l’uso richiede particolare attenzione e addestramento pratico. Per approfondire esempi, obblighi e formazione puoi consultare la guida sui DPI di terza categoria.

Quali sono i DPI più comuni nei luoghi di lavoro

Alcuni dispositivi ricorrono spesso in edilizia, industria, pulizie, sanità, cucina, spazi confinati e lavori elettrici, ma non esiste una dotazione valida per tutti: l’idoneità dipende sempre dal rischio, dalle condizioni operative e dalle caratteristiche del lavoratore.

Quattro lavoratori con DPI evidenziati per zona del corpo da proteggere.

DPI per testa, occhi e viso

Per proteggere testa, occhi e viso si usano caschi, elmetti, occhiali di protezione, visiere e schermi facciali.

Possono servire quando il lavoratore è esposto a urti, caduta di materiali, schegge, polveri, schizzi, sostanze irritanti, scintille, proiezione di particelle o radiazioni ottiche.

Sono frequenti, ad esempio, in cantieri, lavorazioni meccaniche, taglio, smerigliatura, saldatura, pulizia, travaso di liquidi e attività con rischio di schizzi.

DPI per udito e vie respiratorie

Per l’udito si usano cuffie antirumore e inserti auricolari, scelti in base al tipo di rumore, al livello di esposizione e alla durata dell’attività.

Per le vie respiratorie possono essere previsti facciali filtranti, semimaschere, maschere intere, respiratori e APVR, cioè apparecchi di protezione delle vie respiratorie.

Questi dispositivi aiutano a ridurre l’inalazione di polveri, fumi, vapori, gas, aerosol, sostanze pericolose o agenti biologici.

La selezione deve essere oculata: un facciale filtrante può essere adatto in alcuni contesti, mentre in atmosfere carenti di ossigeno o molto pericolose servono apparecchi specifici, spesso isolanti.

DPI per mani, braccia, piedi e gambe

Mani, braccia, piedi e gambe sono spesso esposti a tagli, abrasioni, perforazioni, schiacciamenti, calore, freddo, sostanze chimiche, scivolamenti o rischio elettrico.

Tra i DPI per gli arti superiori e inferiori ricorrenti rientrano:

  • guanti antitaglio, guanti chimici e guanti dielettrici;
  • manicotti e protezioni per avambracci;
  • calzature di sicurezza o antinfortunistiche idonee al rischio;
  • calzature antiscivolo, quando il rischio riguarda superfici bagnate o scivolose;
  • stivali protettivi;
  • ginocchiere e gambali.

Nei lavori elettrici, la scelta dei DPI deve essere coerente con il rischio valutato e con le procedure previste per gli operatori PES (persona esperta), PAV (persona avvertita) e PEI (persona idonea).

DPI per corpo, alta visibilità e cadute dall’alto

Per proteggere il corpo possono essere utilizzati tute, grembiuli, camici protettivi e indumenti contro calore, freddo, agenti chimici o biologici.

I capi ad alta visibilità servono a rendere il lavoratore riconoscibile in cantieri, aree trafficate, piazzali, magazzini, attività su strada o zone con mezzi in movimento.

Nei lavori con rischio di caduta dall’alto entrano in gioco imbracature, cordini, assorbitori di energia, connettori e sistemi anticaduta.

Esempi di DPI per settore: edilizia, pulizie, sanità, OSS, cucina, spazi confinati e rischio elettrico

La tabella seguente riporta esempi ricorrenti nei principali contesti di lavoro.

Prendila come una fonte di orientamento e non come elenco automatico di DPI obbligatori: ogni dotazione deve essere confermata dalla valutazione dei rischi, dalla mansione, dall’ambiente, dalla durata dell’esposizione e dalle istruzioni del fabbricante di caso in caso.

Tabella con rischi tipici e DPI ricorrenti in sei settori lavorativi.

Chi sceglie e chi fornisce i DPI ai lavoratori

La scelta dei DPI non coincide con un acquisto generico di guanti, caschi, mascherine o scarpe antinfortunistiche.

La responsabilità resta in capo al datore di lavoro che deve partire dai rischi legati alla mansione e fornire dispositivi adeguati, anche con il supporto di RSPP, medico competente e preposto.

La scelta dei DPI parte dalla valutazione dei rischi

Il datore di lavoro sceglie i DPI partendo dai rischi che non possono essere eliminati o ridotti in modo sufficiente con altre misure.

Prima si valuta il rischio residuo, poi si individuano le caratteristiche del dispositivo necessario: livello di protezione, comfort, taglia, peso, compatibilità con altri DPI, durata d’uso e condizioni dell’ambiente di lavoro.

Un percorso regolare prevede di:

  • analizzare i rischi ancora presenti dopo le misure tecniche, organizzative o collettive;
  • individuare le caratteristiche che il DPI deve avere per proteggere da quei rischi;
  • verificare che il dispositivo sia adatto alla mansione e alla persona che dovrà usarlo;
  • confrontare i DPI disponibili con le informazioni e le istruzioni del fabbricante;
  • aggiornare la scelta quando cambiano mansioni, sostanze, attrezzature, ambienti o modalità operative.

Chi deve fornire i DPI e chi li paga

I DPI necessari per lavorare in sicurezza devono essere forniti dal datore di lavoro, senza costi a carico del lavoratore.

Va da sé che il lavoratore non va lasciato a procurarsi autonomamente il dispositivo richiesto per svolgere la propria attività.

È l’azienda a dover mettere a disposizione DPI idonei, conformi, utilizzabili, accompagnati da istruzioni comprensibili e adeguati anche per quantità, igiene, usura, sostituzione e turnazione.

RSPP, medico competente e preposto: chi supporta la scelta

Il RSPP supporta il datore di lavoro nell’analisi tecnica dei rischi, nell’individuazione delle misure di prevenzione e nella scelta dei DPI più coerenti con mansione, ambiente, attrezzature e procedure.

Il medico competente contribuisce quando la scelta del DPI può avere effetti sulla salute o sull’idoneità del lavoratore. Può essere utile, ad esempio, per valutare allergie, problemi respiratori, tollerabilità di un APVR, affaticamento, ergonomia o condizioni individuali.

Il preposto conosce il lavoro sul campo. Osserva come i DPI vengono usati durante l’attività quotidiana, vigila sul corretto impiego e può segnalare dispositivi scomodi, incompatibili, danneggiati o poco adatti alle condizioni operative reali.

Medico competente, RSPP e preposto con i rispettivi ruoli nella scelta dei DPI.

Verbale di consegna DPI e registro: a cosa servono

Il verbale o registro di consegna serve a documentare in modo ordinato l’assegnazione dei DPI al singolo lavoratore. È uno strumento di tracciabilità: aiuta l’azienda a sapere cosa è stato consegnato, quando, a chi e con quali informazioni operative.

Di solito contiene:

  • nome del lavoratore, mansione o reparto;
  • data di consegna;
  • tipologia di DPI consegnato;
  • modello, taglia, quantità, marcatura o codice identificativo, se disponibili;
  • riferimento alle istruzioni del fabbricante consegnate o rese disponibili;
  • istruzioni ricevute e riferimento alla formazione o all’addestramento, quando previsti;
  • eventuale sostituzione, rinnovo, riconsegna, ritiro o cambio di mansione;
  • firma del lavoratore e del referente aziendale.

Il registro non sostituisce la corretta valutazione dei rischi, la scelta di DPI idonei, la formazione, l’addestramento quando necessario e la vigilanza sull’uso.

Serve però a rendere il processo di consegna più chiaro, verificabile e aggiornabile nel tempo.

Obblighi sui DPI: datore di lavoro, preposto e lavoratore

La gestione dei DPI funziona come una catena di prevenzione.

Il datore di lavoro organizza il sistema, fornisce dispositivi idonei e assicura istruzioni, formazione e manutenzione.

Il preposto vigila sull’uso corretto durante l’attività.
Il lavoratore usa i DPI secondo le indicazioni ricevute, ne ha cura e segnala subito difetti, usura o inconvenienti.

Obblighi del datore di lavoro sui DPI

Il datore di lavoro deve trasformare la valutazione dei rischi in regole, dotazioni e controlli. Oltre la consegna del DPI al lavoratore, è suo onere fare in modo che resti idoneo, comprensibile, disponibile, igienico e usato per lo scopo previsto.

Schema con i nove obblighi del datore di lavoro nella gestione dei DPI.

Obblighi del preposto: vigilanza sull’uso corretto

Il preposto è il riferimento operativo che controlla l’applicazione delle regole durante il lavoro quotidiano. Vigila sull’uso dei DPI, interviene quando nota comportamenti non conformi e segnala le criticità che possono ridurre la protezione.

La sua vigilanza deve essere effettiva e proporzionata al rischio, senza trasformarsi in presenza continua accanto a ogni lavoratore.

In concreto, il preposto deve:

  • verificare che i DPI previsti siano usati correttamente e secondo le disposizioni aziendali;
  • intervenire in caso di mancato uso, uso incompleto o comportamento non sicuro, fornendo indicazioni chiare;
  • segnalare al datore di lavoro o al dirigente difetti, mancanze, incompatibilità o condizioni operative che rendono il DPI poco efficace.

Proprio perché il suo compito unisce controllo, comunicazione e capacità di intervento, la formazione del preposto deve aiutarlo a leggere le situazioni operative e a far rispettare le misure di sicurezza senza ridurre il ruolo a una presenza formale.

Per questo può essere utile approfondire il corso per preposto alla sicurezza sul lavoro.

Obblighi del lavoratore: uso, cura e segnalazione dei difetti

Il lavoratore ha un ruolo attivo nella protezione individuale. Ricevere un DPI significa usarlo con attenzione, rispettare le istruzioni ricevute e comunicare subito qualsiasi problema.

Una maschera deformata, un guanto tagliato, una scarpa consumata o un’imbracatura danneggiata possono ridurre la protezione proprio nel momento in cui serve.

Il lavoratore ha quindi il dovere di:

  • partecipare alla formazione e all’addestramento organizzati dall’azienda, quando previsti;
  • usare i DPI secondo le istruzioni, la formazione e l’eventuale addestramento ricevuti;
  • prendersi cura dei dispositivi messi a disposizione;
  • non modificare i DPI di propria iniziativa;
  • seguire le procedure aziendali di riconsegna, deposito o sostituzione;
  • segnalare subito al datore di lavoro, al dirigente o al preposto difetti, usura, rotture o inconvenienti.

Schema a due colonne con gli obblighi del lavoratore e del preposto sui DPI.

Formazione e addestramento DPI: quando sono obbligatori

Formazione e addestramento trasformano una dotazione conforme in uno strumento di prevenzione utilizzato nel modo corretto.

Formazione sui DPI: cosa deve sapere il lavoratore

La formazione sui DPI deve aiutare il lavoratore a usare il dispositivo con consapevolezza evitando gesti automatici o improvvisati.

In particolare, deve chiarire:

  • da quali rischi protegge il DPI;
  • in quali situazioni deve essere usato;
  • quali sono i limiti del dispositivo;
  • come indossarlo, rimuoverlo e regolarlo;
  • quali controlli fare prima dell’uso;
  • come conservarlo, riconsegnarlo e curarne la pulizia secondo le procedure aziendali e le istruzioni del fabbricante;
  • quali comportamenti evitare, comprese modifiche o riparazioni improvvisate;
  • quando segnalare difetti, usura, rotture o malfunzionamenti.

Per quali DPI è obbligatorio l’addestramento

L’addestramento riguarda l’uso sul campo del DPI.

Serve quando non basta sapere “a cosa serve” un dispositivo ma bisogna imparare a indossarlo, regolarlo, agganciarlo, controllarlo o rimuoverlo, senza improvvisazioni.

L’addestramento è sempre necessario per ogni DPI appartenente alla terza categoria e per i dispositivi di protezione dell’udito.

La spiegazione teorica deve essere affiancata da esercitazioni pratiche, soprattutto quando un errore di indosso, aggancio, regolazione o controllo può compromettere la sicurezza del lavoratore.

DPI di terza categoria, lavori in quota e protezione dell’udito: quando serve la pratica

La pratica conta quando il DPI richiede manualità, regolazioni precise o verifiche operative.

Indossare un’imbracatura, controllare un sistema anticaduta, agganciare correttamente un cordino, usare un APVR o regolare gli otoprotettori sono azioni che devono diventare familiari prima del lavoro.

Un’imbracatura regolata male può non trattenere correttamente il corpo.

Operai con imbracature anticaduta sospesi sulla facciata di un edificio.

Un respiratore non aderente può lasciare passare contaminanti.

Un inserto auricolare posizionato male può ridurre l’attenuazione del rumore.

L’addestramento serve proprio a riconoscere questi errori prima che diventino un rischio concreto.

Per le attività con rischio di caduta dall’alto può essere utile approfondire anche il corso per lavori in quota, soprattutto quando l’uso dei sistemi anticaduta richiede prove pratiche, controlli preliminari e procedure di emergenza.

Manutenzione, controlli periodici, scadenza e sostituzione dei DPI

Un DPI efficace al momento della consegna può diventare poco affidabile se viene conservato male, usato oltre i limiti, contaminato, danneggiato o pulito in modo scorretto.

Una maschera con una tenuta compromessa, una visiera opaca o un’imbracatura che ha arrestato una caduta non sono dettagli: sono segnali da prendere sul serio.

Per questo la gestione pratica conta quanto la scelta iniziale: controlli, manutenzione e sostituzione servono a mantenere il dispositivo sempre idoneo.

I DPI vanno sottoposti a controlli periodici?

Sì. I DPI devono essere controllati in base alla tipologia del dispositivo, alle istruzioni del fabbricante, alle condizioni d’uso e alle procedure aziendali.

Non esiste una frequenza unica valida per tutti: un guanto monouso, una maschera riutilizzabile, una calzatura di sicurezza e un sistema anticaduta richiedono verifiche diverse.

Conviene prevedere:

  • un controllo prima dell’uso, per verificare integrità, pulizia, deformazioni, parti mancanti o segni di usura;
  • verifiche funzionali, quando previste dalle istruzioni del fabbricante;
  • ispezioni programmate per i DPI che richiedono controlli più approfonditi, come alcuni dispositivi riutilizzabili o anticaduta;
  • registrazione degli interventi quando il DPI richiede tracciabilità, manutenzione documentata o sostituzioni formalizzate.

Per i DPI anticaduta, le verifiche seguono le istruzioni del fabbricante e le norme tecniche applicabili; in molti casi è richiesta un’ispezione almeno annuale da parte di personale competente.

I DPI hanno una scadenza?

Alcuni DPI hanno una scadenza, una vita utile o limiti di conservazione indicati dal fabbricante.

Altri vanno sostituiti quando perdono idoneità: usura, deformazioni, contaminazione, rotture, componenti mancanti o prestazioni non più affidabili sono segnali da non ignorare.

La durata non va stabilita “a occhio” e non è uguale per tutti.

Di seguito trovi una tabella con alcune indicazioni utili basate su casi concreti.

Tabella con criteri di controllo e sostituzione per sette tipologie di DPI.

Cosa fare se un DPI presenta difetti o usura

Un DPI difettoso, soprattutto se usato come presidio protettivo contro rischi gravi, non va adattato, modificato o riparato in modo improvvisato.

È necessario:

  1. sospendere l’uso del DPI se il difetto può ridurre la protezione;
  2. segnalare subito il problema a datore di lavoro, dirigente, preposto o RLS;
  3. evitare modifiche, riparazioni autonome o usi alternativi;
  4. far valutare all’azienda pulizia, manutenzione, riparazione, ritiro o sostituzione secondo istruzioni del fabbricante e procedure interne;
  5. affidare eventuali riparazioni specialistiche a persone competenti, centri autorizzati o fabbricante, quando richiesto dal tipo di DPI;
  6. aggiornare registro o verbale di consegna, se il DPI è tracciato o la sostituzione va documentata;
  7. usare un DPI sostitutivo idoneo prima di riprendere l’attività esposta al rischio.

Errori frequenti nell’uso dei DPI e buone pratiche aziendali

Gli errori più comuni nascono spesso da una gestione frettolosa. Vediamo alcuni casi frequenti.

Scegliere DPI senza partire dal DVR

Acquistare DPI generici senza collegarli ai rischi della mansione è uno degli errori più insidiosi.

Il dispositivo deve essere coerente con la valutazione dei rischi, con l’attività svolta e con le condizioni reali di utilizzo. Un DPI conforme, ma inadatto al rischio concreto, può offrire una protezione insufficiente e generare una falsa sensazione di sicurezza.

Usare DPI non compatibili tra loro

Più DPI usati insieme possono interferire e ridurre l’efficacia complessiva della protezione.

Gli esempi che rileviamo spesso riguardano occhiali che compromettono la tenuta di un respiratore, cuffie antirumore che non aderiscono bene con elmetto o altri accessori, imbracature ostacolate da indumenti, tasche o strati troppo ingombranti.

Consegnare i DPI senza formazione o addestramento

La consegna materiale del DPI non garantisce un uso sicuro. Il lavoratore deve sapere come usare il dispositivo, quali errori evitare e quando segnalarne un difetto.

Non sostituire DPI danneggiati, scaduti o contaminati

Un DPI va ritirato o sostituito quando non offre più una protezione affidabile. Il controllo deve riguardare integrità, pulizia, validità e condizioni reali del dispositivo.

Da controllare con attenzione:

  • crepe, tagli, strappi, fori, abrasioni profonde o deformazioni;
  • contaminazione chimica, biologica o da materiali pericolosi;
  • scadenza, vita utile o limiti di conservazione indicati dal fabbricante;
  • filtri saturi, scaduti o non più idonei;
  • elastici, fibbie, cuciture, valvole o componenti danneggiati;
  • DPI coinvolti in cadute, urti importanti o sollecitazioni oltre i limiti previsti.

Checklist illustrata con dieci buone pratiche aziendali per la gestione dei DPI.

Sanzioni per mancata fornitura, formazione o uso corretto dei DPI

Il mancato rispetto degli obblighi sui DPI può comportare conseguenze per azienda, dirigenti, preposti e lavoratori.

Le sanzioni dipendono dalla violazione: fornitura assente, dispositivi non idonei, formazione carente, mancata manutenzione, omessa vigilanza o uso scorretto.

Nel sistema sanzionatorio del D.Lgs. 81/2008, l’art. 87 è il riferimento più diretto per diverse violazioni legate agli obblighi sui DPI.

Gli artt. 55, 56 e 59 riguardano invece, rispettivamente, altri profili di responsabilità di datore di lavoro e dirigente, preposto e lavoratori.

Gli importi delle ammende e delle sanzioni amministrative possono essere soggetti a rivalutazioni periodiche. Un riferimento da considerare è il Decreto 20 settembre 2023, che ha disposto una rivalutazione del 15,9% a decorrere dal 1° luglio 2023.

Responsabilità di datore di lavoro e dirigente

Datore di lavoro e dirigente rispondono della gestione dei DPI quando non vengono garantite le condizioni necessarie per usarli in modo sicuro.

In caso di verifica, gli organi di vigilanza possono valutare fornitura, idoneità, istruzioni, informazione, formazione, addestramento, manutenzione e controllo sull’uso effettivo.

In questa tabella ti forniamo delle indicazioni di massima, da approfondire di caso in caso.

Tabella delle violazioni sui DPI con soggetti coinvolti e possibili conseguenze.

Responsabilità del lavoratore in caso di mancato uso dei DPI

Il lavoratore ha obblighi specifici: deve usare correttamente i DPI ricevuti, seguire istruzioni, formazione e addestramento, averne cura, non modificarli e segnalare subito difetti o inconvenienti.

La sua responsabilità va però letta dentro il sistema aziendale di prevenzione: l’azienda deve aver fornito DPI idonei, istruzioni chiare, formazione adeguata, addestramento quando previsto e vigilanza effettiva.

DPI e sicurezza sul lavoro: scegli la formazione di Corsi Sicurezza Lavoro Web

Gestire correttamente i DPI significa andare oltre la consegna del dispositivo: serve scegliere protezioni idonee, usarle nel modo corretto, conservarle con attenzione e sapere quando segnalare difetti, usura o incompatibilità.

Formazione e addestramento aiutano lavoratori e preposti a trasformare procedure e obblighi in comportamenti concreti sul lavoro.

Corsi Sicurezza Lavoro Web affianca aziende e professionisti con percorsi dedicati alla formazione sulla sicurezza sul lavoro e all’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale.

Per chi utilizza DPI complessi o anticaduta, il corso per DPI di terza categoria consente di approfondire anche la parte pratica richiesta per l’addestramento, grazie a sedi convenzionate distribuite su tutto il territorio nazionale che permettono di svolgere le esercitazioni pratiche vicino alla propria zona di lavoro.

Approfondimenti
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