Rischio elettrico sul lavoro: cos’è, effetti e prevenzione
Il rischio elettrico è la possibilità che l’energia elettrica provochi danni alle persone o ai beni, attraverso scosse, archi elettrici o fenomeni come incendi ed esplosioni.
Sul lavoro l’esposizione cambia con l’attività, dall’uso di una presa agli interventi sugli impianti. Per comprendere il pericolo elettrico e le sue conseguenze, è anche utile approfondire la differenza tra pericolo, rischio e danno.
In breve. Una scossa può nascere dal contatto con parti in tensione mentre l’arco elettrico può ferire anche chi non è attraversato dalla corrente. La prevenzione parte dalle condizioni di lavoro e unisce protezioni adeguate a uso corretto, manutenzione e formazione.

Quali sono i principali rischi di natura elettrica?
Per riconoscere i rischi di natura elettrica richiamati dall’articolo 80 del D.Lgs. 81/2008, partiamo da ciò che può accadere: contatti diretti e indiretti, archi elettrici, incendi e ustioni, esplosioni, fulmini, sovratensioni e guasti ragionevolmente prevedibili.
Le cause più comuni del rischio elettrico
Un impianto può presentare difetti fin dalla progettazione o dall’installazione, oppure deteriorarsi nel tempo per usura e manutenzione insufficiente. Si aggiungono gli impieghi impropri, come collegare carichi eccessivi a una presa. Anche con apparecchiature integre, l’umidità o le interferenze tra lavorazioni possono aggravare il rischio.
Il contatto elettrico diretto con le parti attive
Il contatto elettrico diretto avviene quando una persona tocca una parte attiva, destinata a essere in tensione durante il funzionamento ordinario. Toccando un conduttore scoperto, per esempio, il corpo può diventare parte del circuito: la corrente trova così un percorso per attraversarlo e provocare una scossa.
Il contatto elettrico indiretto e il guasto d’isolamento
Nel contatto elettrico indiretto, invece, si tocca una massa: una parte conduttrice accessibile che va in tensione per un guasto dell’isolamento principale. Pensiamo alla carcassa metallica di una macchina: durante l’uso ordinario è priva di tensione, ma il cedimento dell’isolamento interno può renderla pericolosa da toccare.
Cos’è l’arco elettrico
L’arco elettrico è una scarica attraverso un mezzo normalmente isolante, come l’aria. Può svilupparsi durante un cortocircuito: l’energia liberata produce calore e radiazioni, con possibili onde di pressione e proiezioni di materiale fuso. Così chi si trova vicino può subire lesioni anche senza essere attraversato dalla corrente.
Incendi ed esplosioni di origine elettrica
Un sovraccarico può surriscaldare cavi e componenti, mentre una connessione difettosa può generare calore nel punto di collegamento anche senza un carico eccessivo. Questi fenomeni, insieme a cortocircuiti e archi, possono innescare un incendio di origine elettrica. In presenza di un’atmosfera esplosiva, l’innesco può provocare un’esplosione.
I rischi legati a fulmini, sovratensioni e guasti
Le scariche atmosferiche possono colpire direttamente una struttura oppure interessare l’impianto attraverso effetti indiretti, come sovratensioni trasmesse dalle linee.
Questi aumenti anomali della tensione possono danneggiare l’isolamento. Vanno considerate anche sovratensioni di altra origine e ulteriori guasti ragionevolmente prevedibili.
Chi può essere esposto al rischio elettrico sul lavoro?
Dopo aver riconosciuto i pericoli, possiamo chiederci chi è esposto: il rischio elettrico riguarda potenzialmente tutti i lavoratori, secondo il lavoro che svolgono.
Gli utilizzatori di impianti e apparecchiature elettriche
In ufficio si usano computer e prese multiple; nei reparti produttivi e nei magazzini, macchine e utensili alimentati elettricamente. Chi li utilizza può essere esposto anche durante le attività ordinarie, perché la sicurezza dipende dalle apparecchiature e dall’integrità dei collegamenti.
Chi lavora vicino a linee o impianti elettrici?
Chi svolge pulizie o movimentazioni può essere esposto vicino a parti attive non protette. A tensioni elevate, un avvicinamento eccessivo può provocare una scarica senza contatto. Una scheda INAIL del 2026 mostra un camion col cassone sollevato sotto una linea: conta anche dove possono arrivare le attrezzature durante il movimento.
Quali effetti può avere la corrente elettrica sul corpo umano?
Per capire le conseguenze, distinguiamo gli effetti della corrente sul corpo dalle lesioni provocate dall’arco elettrico e dai traumi che derivano, per esempio, da una caduta.
Da cosa dipende la gravità di una scossa elettrica?
La gravità della scossa dipende soprattutto dall’intensità della corrente che attraversa il corpo, dalla durata del contatto e dal percorso seguito. Contano anche frequenza e resistenza corporea: a parità di tensione, la pelle bagnata oppone meno resistenza, lasciando passare più corrente. Questo spiega perché l’umidità può rendere più pericolosa la stessa situazione.
Tetanizzazione, arresto respiratorio e fibrillazione
La tetanizzazione è una contrazione muscolare involontaria e persistente, che può impedire di staccarsi dalla parte in tensione, prolungando così il contatto. La corrente può bloccare la muscolatura respiratoria, causando arresto respiratorio, oppure provocare fibrillazione ventricolare: i ventricoli si contraggono disordinatamente e il cuore perde la capacità di pompare efficacemente il sangue. Questi effetti spiegano la gravità del rischio di elettrocuzione, detta anche folgorazione.
Quali ustioni può causare l’elettricità?
La corrente che attraversa il corpo genera calore: le ustioni elettriche possono interessare i punti di contatto e anche i tessuti interni. Nelle ustioni da arco, invece, il calore investe il corpo dall’esterno; altre lesioni possono derivare dal contatto con superfici surriscaldate.
Perché una scossa può causare cadute e traumi?
Una contrazione involontaria o la reazione alla scossa può far perdere l’equilibrio. Pensiamo a chi si trova su una scala: alla scossa può seguire una caduta, con un trauma secondario che aggrava le conseguenze dell’infortunio.
Le norme sul rischio elettrico nei luoghi di lavoro
Il Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) affronta il rischio elettrico nel Titolo III, Capo III, agli articoli da 80 a 87. L’articolo 80 richiede al datore di lavoro di valutare il rischio e adottare misure tecniche e organizzative, comprese protezioni e procedure di uso e manutenzione. Alla realizzazione a regola d’arte, richiamata dall’articolo 81, si affiancano i controlli periodici dell’articolo 86 sullo stato di conservazione e sull’efficienza ai fini della sicurezza. Per l’organizzazione dei lavori sugli impianti e delle attività connesse o svolte nelle loro vicinanze, il riferimento è la Norma CEI 11-27 per i lavori elettrici.
In che modo valutare il rischio elettrico
La valutazione del rischio elettrico parte dalle fonti e dalle persone esposte, considerando le attività svolte. Da qui passa alle protezioni esistenti, per stimare il rischio residuo, cioè quello che rimane, e programmare gli interventi necessari.
Chi deve valutare il rischio elettrico e quando?
La valutazione del rischio elettrico è una responsabilità del datore di lavoro e deve precedere l’esposizione dei lavoratori. Va riesaminata quando cambiano impianti o attrezzature, processi, ambienti e organizzazione in modo significativo per la sicurezza, oltre che negli altri casi previsti dall’articolo 29, come gli infortuni significativi.
La conformità dell’impianto è sufficiente?
La conformità è il punto di partenza: per gli impianti soggetti al D.M. 37/2008 la dichiarazione dell’installatore attesta la realizzazione a regola d’arte delle opere eseguite, dopo le verifiche richieste.
Da lì in avanti, la sicurezza dipende anche da come l’impianto viene usato e mantenuto, dal suo stato attuale e dalle condizioni d’impiego, comprese le interferenze.
Le fonti di rischio elettrico da controllare
Per individuare le fonti di rischio, seguiamo il percorso dell’energia: dai quadri e dalle linee alle macchine e alle apparecchiature alimentate. L’analisi prosegue sui collegamenti mobili, con cavi, spine e prese, adattatori e prolunghe, includendo anche utensili portatili e attrezzature utilizzate saltuariamente.
Le condizioni di lavoro che incidono sulla valutazione
Lo stesso utensile può essere usato in un’officina asciutta o in un locale umido: il rischio può cambiare con l’ambiente. La valutazione considera inoltre polveri, spazi ristretti e modalità d’uso prevedibili. Nei cantieri, impianti temporanei e lavorazioni simultanee richiedono attenzione alle interferenze fra persone e attività.
Come documentare la valutazione del rischio elettrico nel DVR?
Nel DVR aziendale, chi legge deve poter collegare le fonti di rischio elettrico alle attività e ai lavoratori esposti. Il documento rende così comprensibile il percorso seguito, riportando i criteri di valutazione e le protezioni presenti, il rischio residuo e gli interventi di miglioramento, con i controlli programmati.
Come prevenire il rischio elettrico
La prevenzione parte dalla progettazione e continua nell’uso quotidiano degli impianti, collegando protezioni tecniche e manutenzione a un’organizzazione che assicuri formazione e, quando necessari, DPI.
Quali protezioni tecniche riducono il rischio?
Isolamento, involucri e barriere proteggono dal contatto con le parti attive. Contro i contatti indiretti, una soluzione consiste nel coordinare messa a terra e interruzione automatica. Il differenziale confronta le correnti in entrata e in uscita e interrompe l’alimentazione quando lo squilibrio raggiunge la soglia d’intervento. Un’altra protezione contro i contatti indiretti è l’isolamento doppio o rinforzato degli apparecchi di classe II. Sovraccarichi e cortocircuiti richiedono funzioni di protezione dedicate, anche integrate nello stesso dispositivo.
L’uso corretto di apparecchiature, prese e prolunghe
L’uso corretto parte dalle istruzioni del fabbricante e da componenti integri, adatti all’ambiente. Anche collegando più adattatori, la capacità di carico della presa resta la stessa: superarla favorisce il surriscaldamento. Per conservare l’integrità dei collegamenti, cavi e prolunghe vanno protetti da urti e liquidi, evitando soluzioni improvvisate.
Come comportarsi in presenza di guasti o danneggiamenti
Un cavo danneggiato richiede di interrompere l’uso e mettere fuori servizio l’attrezzatura secondo le procedure aziendali, segnalando subito l’anomalia. Il personale competente verifica il problema ed esegue l’eventuale riparazione, accertando le condizioni di sicurezza prima del riutilizzo.
Se una persona è ancora in contatto con una parte in tensione, non toccarla e allerta subito i soccorsi. Interrompi l’alimentazione soltanto se puoi farlo senza esporti al rischio: anche chi interviene può essere folgorato.
Manutenzione e verifiche per la sicurezza nel tempo
Usura e deterioramento possono compromettere l’efficienza delle protezioni: manutenzione e controlli aiutano a conservarla nel tempo. L’esito dei controlli dell’articolo 86 va verbalizzato e conservato, così che resti traccia delle condizioni riscontrate. Si affiancano le verifiche periodiche del D.P.R. 462/2001, come la verifica dell’impianto di messa a terra, distinta dalla manutenzione.
Quale ruolo hanno formazione e DPI?
Gli utilizzatori devono ricevere informazioni e formazione per l’uso sicuro; intervenire sugli impianti richiede competenze specifiche e addestramento, approfonditi nella guida a PES, PAV e idoneità ai lavori sotto tensione. Le protezioni collettive hanno priorità; i dispositivi di protezione individuale necessari si scelgono secondo l’attività e il rischio residuo.
In conclusione
La valutazione guida la gestione degli impianti e la manutenzione; applicare queste scelte nei comportamenti quotidiani contribuisce a mantenere nel tempo la sicurezza elettrica. Per esaminare le esigenze della tua azienda, puoi rivolgerti a CSLW per la redazione e l’aggiornamento del DVR.


