Quali sono le 10 regole essenziali per la sicurezza sul posto di lavoro?
Se gestisci un negozio, un laboratorio, un ufficio o una piccola azienda con dipendenti, la sicurezza sul lavoro diventa una priorità quando assumi una persona, arriva una macchina, cambia un turno o un fornitore opera nei tuoi spazi.
In quei momenti la domanda è: da dove si comincia per proteggere le persone e rispettare gli obblighi?
Le dieci regole sono: valutare i rischi, ridurli alla fonte, assegnare ruoli chiari, formare e addestrare, mantenere sicure le attrezzature, scegliere i DPI, applicare procedure comprensibili, organizzare le emergenze, attivare la sorveglianza sanitaria e imparare dalle segnalazioni.
Queste indicazioni aiutano a capire quali misure vengono prima, chi deve attuarle e come verificarne l’efficacia.
Non esiste una lista ufficiale con questo titolo. La sequenza traduce in dieci passaggi la gerarchia delle tutele e gli obblighi del D.Lgs. 81/2008, verificati sul testo coordinato INL.
Una prospettiva dalla quale puoi iniziare a focalizzare l’attenzione è la differenza tra pericolo, rischio e danno: il pericolo può causare un danno; il rischio esprime la probabilità che ciò avvenga nelle concrete condizioni di impiego o esposizione; il danno è la lesione o l’alterazione della salute che può derivarne.
Vediamoli ora uno per uno accompagnati da un esempio.
1. Valutare tutti i rischi e aggiornare il DVR quando cambiano le condizioni
La prima domanda che è giusto porsi è: cosa può accadere, a chi e durante quale attività?
Vanno osservati mansioni, ambienti, turni, attrezzature, sostanze, pulizia e manutenzione. La valutazione di tutti i rischi e la designazione dell’RSPP non possono essere delegate dal datore di lavoro.
Nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) entrano anche rischi trasversali e organizzativi, stress lavoro-correlato e, quando pertinenti, violenze o molestie. Si considerano gravidanza, genere, età, provenienza e contratto.
Il datore lavora con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e, quando previsto, con il medico competente. Prima di chiudere la valutazione consulta il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Il DVR descrive rischi, misure, interventi, ruoli e mansioni con competenze specifiche. La guida al DVR aziendale ne spiega contenuti e responsabilità. Non ha una scadenza annuale fissa: va rivisto dopo cambiamenti significativi, evoluzioni tecniche, infortuni rilevanti o indicazioni della sorveglianza sanitaria. Le misure si aggiornano subito mentre il DVR va rielaborato entro 30 giorni dall’evento che ha richiesto la revisione. Se senti il bisogno di supporto, in Corsi sicurezza lavoro Web è disponibile anche il servizio di redazione o aggiornamento del DVR.
Esempio: una nuova confezionatrice e un turno serale
Se nel tuo laboratorio entra una confezionatrice e, insieme, parte un turno serale, il vecchio DVR non descrive più tutto il lavoro. Prima dell’avvio vanno controllati schiacciamento, cesoiamento, rumore, illuminazione ed emergenze. Protezioni, procedura e addestramento devono essere pronti prima dell’uso; i 30 giorni riguardano la rielaborazione del documento e non il rinvio delle misure necessarie.
2. Togli il rischio alla fonte prima di scegliere i DPI
Hai individuato un pericolo? Prima di tutto verifica se puoi eliminarlo. Se resta, riducilo alla fonte sostituendo ciò che è pericoloso separando persone e mezzi oppure modificando attrezzatura e metodo di lavoro.
Vanno rispettate le gerarchie. Le protezioni collettive hanno priorità sui dispositivi individuali: ripari e interblocchi, aspirazione localizzata, parapetti, reti o percorsi separati proteggono più persone e dipendono meno dal singolo comportamento. Organizzazione e procedure completano queste misure. I dispositivi di protezione individuale (DPI) servono a gestire il rischio residuo.
Esempio: sostituire i lucernari di un capannone
Per cambiare alcuni lucernari si valuta prima se eseguire il lavoro da una piattaforma oppure proteggere il bordo e le aperture con parapetti e reti. Se rimane un rischio di caduta, si sceglie il sistema anticaduta adatto con ancoraggi verificati. Servono anche addestramento e una procedura di recupero: l’imbracatura protegge soltanto se l’intero sistema è progettato e usato correttamente.
3. Chiarisci chi deve intervenire e controlla il lavoro effettivo
Gli incarichi scritti servono ma devono corrispondere al lavoro quotidiano. Il datore conserva gli obblighi che la legge gli riserva, il dirigente organizza l’attività e il preposto sovrintende e vigila sul lavoro affidato.
Se vede un comportamento non conforme, il preposto dà le indicazioni necessarie. Se non vengono seguite o la condotta non conforme continua, interrompe l’attività del lavoratore e informa i superiori. Di fronte a mezzi carenti o altre condizioni pericolose, segnala subito il problema e, quando serve, sospende temporaneamente il lavoro.
L’RSPP offre supporto tecnico, il medico competente cura la sorveglianza sanitaria e i lavoratori seguono le istruzioni e segnalano i pericoli.
Un modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/2001 può ordinare controlli e responsabilità, ma ha valore soltanto se viene applicato davvero e non sostituisce DVR, incarichi e vigilanza.
Esempio: una scaffalatura colpita dal transpallet
In magazzino un addetto nota un montante piegato dopo un urto. Il preposto fa fermare i prelievi, delimita l’area e chiede una verifica tecnica prima di riutilizzare la scaffalatura. Inviare una foto a fine turno lascia esposti colleghi e fornitori. La prima decisione utile è rendere subito inaccessibile la zona, poi accertare il danno e ripristinare condizioni sicure.
4. Distinguere informazione, formazione e addestramento
Ci sono tre parole che vengono spesso trattate come sinonimi anche se indicano attività diverse:
- informare significa spiegare i rischi presenti, le misure adottate, le procedure e i nominativi utili.
- Formare significa sviluppare conoscenze e capacità e verificarne l’apprendimento.
- Addestrare significa far provare in pratica l’uso sicuro di macchine, sostanze, impianti, DPI e procedure.
L’addestramento è guidato da una persona esperta, si svolge sul luogo di lavoro e va registrato.
Dal 7 aprile 2026 può usare simulazioni in ambiente reale o virtuale. La formazione deve essere comprensibile, svolgersi nell’orario di lavoro e restare senza costi. Per i lavoratori immigrati in aggiunta, va prima verificata la comprensione della lingua usata nel corso.
Il percorso parte all’assunzione e si integra quando cambiano mansione, attrezzature, tecnologie, sostanze o rischi. L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 prevede 4 ore generali più 4, 8 o 12 specifiche.
La classe parte dal settore ATECO mentre mansione e DVR orientano i contenuti. Nel percorso per lavoratori a rischio alto il minimo è 4 più 12 ore. Dopo il corso, il datore verifica sul campo procedure e comportamenti.
Solo nelle imprese turistico-ricettive e nei pubblici esercizi indicati dall’articolo 5 della L. 287/1991, formazione ed eventuale addestramento specifico possono concludersi entro 30 giorni dall’assunzione o dall’inizio della somministrazione.
Fino ad allora, attività e vigilanza vanno commisurate alla preparazione acquisita.
Esempio: un neoassunto tra affettatrice e detergenti
In una gastronomia il corso generale non prepara, da solo, all’uso dell’affettatrice o dei detergenti concentrati. Per l’affettatrice servono istruzioni e una prova su avvio, arresto e pulizia sicura; per i detergenti, su diluizione, incompatibilità, DPI e gestione degli schizzi. Il neoassunto ripete le operazioni sotto controllo. L’attestato documenta il percorso; la prova pratica mostra se sa applicarlo mentre lavora.
5. Usare attrezzature idonee, conformi, manutenute e controllate
La sicurezza di una macchina continua dopo l’acquisto. La marcatura CE, quando richiesta, riguarda la conformità dichiarata dal fabbricante per l’immissione sul mercato. L’azienda deve scegliere un’attrezzatura adatta, installarla e usarla secondo le istruzioni e mantenerla efficiente.
Per le attrezzature costruite prima delle direttive applicabili, oppure quando non esisteva una specifica direttiva di prodotto, il riferimento è l’Allegato V al D.Lgs. 81/2008.
Manutenzione e controlli seguono istruzioni, uso e rischi. I controlli previsti dall’articolo 71, comma 8, vanno registrati e conservati almeno per gli ultimi tre anni; l’Allegato VII impone anche verifiche periodiche.
Un difetto che incide sulla sicurezza comporta il fermo dell’attrezzatura fino al ripristino. Chi la usa riceve informazione, formazione e addestramento adeguati; per le attrezzature individuate dall’Accordo Stato-Regioni serve anche la specifica abilitazione.
Esempio: il carrello elevatore frena male
All’inizio del turno un magazziniere avverte che il freno risponde male e nota una forca deformata. Il carrello viene tolto dal servizio, segnalato come non utilizzabile e affidato alla manutenzione. Potrà tornare in reparto dopo il ripristino e il controllo previsto. L’abilitazione dimostra la preparazione del conducente ma non rende sicuro un mezzo difettoso o una viabilità interna mal organizzata.
6. Scegliere e usare i DPI per i rischi residui
I dispositivi di protezione individuale (DPI) coprono il rischio rimasto dopo le misure tecniche, organizzative e collettive. Il datore li fornisce gratuitamente, sceglie dispositivi compatibili e adatti alla persona, ne cura igiene e manutenzione e li sostituisce quando perdono efficacia.
Dal 2025 anche gli indumenti di lavoro con funzione protettiva vanno individuati nel DVR e gestiti come DPI.
La scelta tiene conto di rischio, livello di protezione, durata dell’esposizione, vestibilità e istruzioni del fabbricante.
La guida ai dispositivi di protezione individuale approfondisce categorie e obblighi. L’addestramento è obbligatorio per i DPI di terza categoria e per i dispositivi di protezione dell’udito.
Esempio: cambia il disincrostante usato per le pulizie
Un’impresa di pulizie introduce un prodotto concentrato. La scheda di dati di sicurezza aiuta a scegliere i guanti in base alla sostanza, al tipo di contatto e al tempo di permeazione, cioè quanto impiega il prodotto ad attraversare il materiale. Se durante la diluizione possono partire spruzzi, occorrono anche occhiali o visiera. La dicitura “guanti chimici” – da sola – non garantisce una protezione adatta.
7. Scrivi procedure semplici e lascia libere le vie di esodo
Una procedura utile chiarisce chi interviene, cosa deve fare, con quali mezzi, in quale ordine e quando fermarsi.
Va costruita su misura del lavoro svolto, spiegata e provata. Il cartello avverte del pericolo; la causa va eliminata o controllata.
Ordine e pulizia riducono scivolamenti, inciampi, cadute di materiali e ostacoli all’evacuazione. Corridoi, uscite, quadri elettrici ed estintori devono rimanere accessibili per tutta la giornata anche durante consegne, pulizie e manutenzioni.
Negli appalti interni il committente verifica l’idoneità tecnico-professionale, informa e coordina. Quando ha la disponibilità giuridica dei luoghi, quindi può governarne accessi e attività, e i lavori possono interferire, documenta i rischi nel Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI), salvo le eccezioni dell’articolo 26, comma 3-bis.
Esempio: una consegna mentre il negozio è aperto
Un negozio riceve diversi colli mentre clienti e addetti si muovono tra ingresso e magazzino. Lasciarli davanti all’uscita, anche per pochi minuti, può rallentare l’uscita e creare inciampo. Occorre concordare un’area di scarico, separare il passaggio del trasportatore e controllare alla fine che uscite, estintori e quadri siano liberi. Se le attività si sovrappongono, vanno gestite anche le interferenze.
8. Organizzare primo soccorso, antincendio ed evacuazione
Quando scatta un allarme, ruoli e azioni devono essere già chiari. Gli addetti antincendio e al primo soccorso vanno scelti in numero adeguato a dimensioni, rischi, turni e assenze, poi formati e aggiornati.
Cassette di primo soccorso, estintori, vie di esodo e procedure considerano anche clienti, visitatori e persone da assistere durante l’evacuazione.
Il D.M. 2 settembre 2021 richiede il piano di emergenza:
- nei luoghi di lavoro in cui sono occupati almeno 10 lavoratori;
- nei luoghi aperti al pubblico con più di 50 persone presenti contemporaneamente;
- nelle attività comprese nell’Allegato I al D.P.R. 151/2011.
Negli altri luoghi le misure antincendio vanno riportate nel DVR o nel documento con procedure standardizzate. Dove il piano è obbligatorio, i lavoratori partecipano a un’esercitazione antincendio almeno ogni anno, salvo diverse regole tecniche, e la prova va documentata.
Nei casi in cui l’attività è soggetta ai controlli dei Vigili del fuoco, vanno seguiti anche gli adempimenti e il rinnovo periodico della conformità antincendio.
Esempio: un punto vendita con 12 lavoratori
Se nello stesso punto vendita sono occupati 12 lavoratori, servono il piano di emergenza e l’esercitazione antincendio annuale. La prova fa verificare allarme, compiti, percorsi, punto di raccolta e assistenza a clienti o persone con esigenze specifiche. Alla fine si annotano tempi e criticità, si assegna ogni correzione a un responsabile e si controlla che venga concretamente applicata.
9. Attiva la sorveglianza sanitaria in base alle esposizioni
La domanda qui è: quali rischi presenta la mansione? Il datore nomina il medico competente nei casi previsti dalla legge o quando la valutazione ne evidenzia la necessità. La sorveglianza può venire attivata anche su richiesta del lavoratore se il medico la ritiene connessa ai rischi professionali.
Il medico competente definisce visite ed esami in base a mansioni ed esposizioni. Periodicità e protocollo sanitario cambiano col rischio quindi non esiste una visita uguale per ogni azienda e ogni lavoratore.
Il giudizio riguarda la mansione specifica e può esprimere idoneità, prescrizioni, limitazioni o inidoneità. Il datore riceve le indicazioni per organizzare i compiti tenendo sempre presente che diagnosi e dati sanitari restano riservati. I controlli rientrano nell’orario di lavoro, eccetto quelli preassuntivi.
Esempio: un limite alla movimentazione dei carichi
Un addetto al magazzino riceve un giudizio che limita il peso movimentabile. Il datore di lavoro riorganizza i compiti, riduce i carichi o introduce un ausilio, poi verifica che la limitazione sia rispettata durante il turno. Responsabili e preposti conoscono quanto serve per assegnare il lavoro in modo compatibile.
10. Coinvolgere i lavoratori e imparare dai near miss
Chi svolge una mansione ogni giorno nota anomalie che sfuggono a chi effettua un sopralluogo. Deve sapere a chi segnalarle e ricevere un riscontro. Difetti, protezioni mancanti e condizioni pericolose richiedono una risposta tempestiva e, quando serve, una misura provvisoria.
Un near miss, o mancato infortunio, è un evento che non ha provocato lesioni o malattie, ma avrebbe potuto farlo.
L’analisi è preziosa perché in chiave preventiva permette di ricostruire le cause, definisce le correzioni, assegna responsabilità e scadenze e ne verifica l’attuazione.
Esempio: una perdita d’olio scoperta prima della caduta
Prima dell’apertura di un’officina, un addetto vede che l’olio di una macchina ha raggiunto il passaggio accanto alla postazione. Delimita la zona, segnala il problema e assorbe il liquido secondo la procedura. La macchina resta ferma fino a quando viene individuato e sostituito il raccordo difettoso. Il controllo si estende agli impianti simili e la segnalazione si chiude solo dopo aver verificato che la perdita non si ripeta.